Bohemian Rhapsody rappresenta il peggio dei biopic

Bohemian Rhapsody compie un anno! Il biopic su Freddie Mercury (e i Queen, mi raccomando) è stato un fenomeno cinematografico che, nonostante la sua lavorazione travagliata ed i conseguenti discutibili risultati artistici, ha fatto furore al box-office e si è aggiudicato pure due vittorie agli Oscar (migliore attore protagonista e miglior montaggio) e la nomination come miglior film. Noi redattori di questo siterello al vetriolo torniamo dopo un anno a riflettere su quel che rimane dopo il boom commerciale dello scorso inverno: il film. E lo facciamo in due, perché uno di noi ama i Queen, mentre l’altro per niente, e ci sembra interessante fornire due punti di vista così opposti. Siete pronti? Cominciamo.

La recensione di un tizio a cui non piacciono i Queen

by Eddie Da Silva

Ciao, come state? Io bene. Non mi piacciono i Queen. Eccovi, in breve, le mie motivazioni:

– Sono nella Top 5 dei cinque grandi gruppi imprescindibili ed inattaccabili secondo il pensiero comune imposto. Non si possono discutere. Sono là assieme ai Pink Floyd, ai Led Zeppelin, ai Beatles e boh, il quinto gruppo non mi viene in mente ma “Top 5” suona più ufficiale. Se si fa affidamento a questi dogmi la capacità critica non si sviluppa, la voglia di ricerca scompare e non abbiamo modo di scoprire tanta musica bellissima che non gode della stessa riverenza. E poi ciò che è considerato impossibile da attaccare mi annoia. Per reazione, durante la mia formazione musicale ho sempre un po’ tralasciato questi gruppi con un compiaciuto ed infantile senso di ribellione, per poi riscoprirli con calma più avanti (a parte i Beatles, da cui era impossibile non farsi conquistare fin da subito).

– Semplicemente, la loro musica non ha presa su di me. Certo, si parla di un’ottima band con un frontman dal carisma non indifferente, ma se i loro esordi sono dei buoni dischi rock (pur non nelle mie corde) mi riesce difficile non odiare visceralmente i loro pezzi del periodo smaccatamente commerciale anni ’80. Le volte in cui ho provato a spiegare i miei sentimenti a riguardo mi sono sentito rispondere “ma che dici, Radio GaGa è un pezzo bellissimoooo” e che devo fare, vabbè dai, fate un po’ come volete, io mi mangio un panino.

– L’ultima, la più importante: quest’aura da “più grande band della storia”, da “abbiamo fatto la storia della musica”, “siamo i migliori”, non ha nulla di spontaneo. È quello che i Queen hanno sempre decantato dopo la morte di Freddie Mercury ed è un credo che generazioni di fan coi paraocchi hanno abbracciato senza farsi troppe domande.

È partendo da questo ultimo punto che mi viene più facile parlarvi dei problemoni più grossi di Bohemian Rhapsody, che manco a farlo apposta è uno dei film più brutti che io abbia mai visto in vita mia (pensate che esageri? Beh, forse è così, ma nemmeno troppo). Lasciate perdere le cose che avete già letto sulla regia inesistente, sul montaggio pessimo (a cui infatti abbiamo dato un bell’Oscar) e sul racconto zeppo di imprecisioni: sono tutte vere, ma non sono minimamente le sue falle peggiori.

Il problema reale è che sotto tutte queste evidenti mancanze non c’è un cuore pulsante, ma solo – un’altra volta come se quarant’anni non fossero bastati – tanta, troppa di mania di dimostrazione. Perché questo non è un film che nasce dal sincero interesse di un regista o uno sceneggiatore di raccontare la sfaccettata storia di una band, questo è un film voluto e di fatto prodotto dai Queen; girato, scritto e recitato come volevano i Queen, che hanno un bisogno disperato di gridare in faccia al mondo che vale la pena di ricordarsi non solo di Freddie Mercury.

Per farvi capire la follia: inizialmente Brian May voleva che il film parlasse per metà dei Queen con Mercury, per poi farlo morire e parlare per un’intera altra metà dei Queen senza Mercury! Questo aspetto del film è talmente marcato che a tratti May e co. ti fanno quasi pena. I bisticci dal sapore Disneyano (nell’accezione peggiore del termine) tra i membri della band che si risolvono puntualmente a tarallucci e vino dopo cinque secondi, i dialoghi artefatti che puntano ad indottrinare lo spettatore su quanto i Queen fossero speciali e unici… Nel film se lo dicono da soli: “Non tutte le band sono come i Queen”. Ed io che dovrei fare, emozionarmi? Non fraintendetemi, potrebbe quasi essere una scelta coraggiosa; dire “guardate che narcisisti teste di cazzo che eravamo”, ci sta. Il problema è che in quelle scene a parlare non sono i Queen di quarant’anni fa, ma quelli di adesso. È così lampante ed è così patetico.

Nemmeno il tanto osannato Rami Malek è poi niente di che (e infatti gli abbiamo dato un bell’Oscar), e mica per colpa sua: la sceneggiatura mette su un Freddie Mercury macchiettistico che non fa altro che tessere le proprie lodi e sentirsi glorificare continuamente, senza risultare interessante una volta che sia una. Questa specie di eroe senza macchia e senza paura non mostra alcuna sfaccettatura drammatica né nello scoprire ed accettare la sua omosessualità, né tantomeno la malattia. È Freddie Mercury esattamente come il fanboy medio vuole vederlo, non com’era in realtà.

Come in molti di voi già sapranno, la regia è accreditata a Bryan Singer (Mr. X-Men), che in realtà era stato allontanato dal set a lavoro quasi ultimato e rimpiazzato da Dexter Fletcher (regista del ben migliore Rocketman). Le ipotesi sul suo allontanamento sono diverse: c’è chi dice che sia stato licenziato per via dello scandalo molestie, chi per negligenza. Sulle prime ovviamente abbiamo tutti pensato che quella della negligenza fosse una scusa degli studios per non rischiare in alcun modo di legare il film a quegli scandali, ma siccome il film non sembra essere stato diretto nemmeno per un secondo da Singer (che non fa un film bello da anni ma non è comunque un cretino), forse si tratta proprio della seconda motivazione. Probabilmente si sarà detto “ma perché devo girare ‘sta roba qua?”.

Praticamente siamo davanti ad uno sceneggiato Rai che quasi non sfigurerebbe vicino a quelli su Fabrizio De Andrè e Domenico Modugno: servile, parziale, disgustosamente melenso. Il canto del cigno di un gruppo di vecchi mitomani senza speranza. Cosa salvo? Beh, la fotografia di Newton Thomas Siegel è bella (è comunque uno che lo fa per mestiere).

La recensione di un tizio a cui piacciono i Queen

by Dario Antolini

Ciao, a me invece i Queen piacciono!

Invece del crocifisso.

Ciononostante, della nota band inglese credo tutto si possa dire meno che abbia una storia da film. E infatti…

20th Century Fox presenta…”Wikipedia.org/wiki/Queen_(band): The Movie”

Per capire tutto quello che in 2 ore di film non va basta vedere i primi 15 minuti. Minuto 7: Freddie conosce il “love of my life” Mary Austin. Minuto 8: Freddie conosce i futuri Queen. Minuto 12: Freddie fa la sua prima esibizione coi futuri Queen, con zero esperienza è già il frontman carismatico e spigliato che vedremo per tutto il film. E improvvisa pure i testi. Minuto 14: Freddie e soci incidono il loro primo album. Minuto 15: Freddie inventa il nome “Queen” e compone senza manco impegnarsi l’inizio di Bohemian Rhapsody cazzeggiando al pianoforte. Senza guardare i tasti. Si dice che il settimo giorno si sia anche riposato.

Ho un problema coi biopic: troppo spesso li trovo poco più che adattamenti delle pagine di Wikipedia che hanno l’unico scopo di farti vedere in ordine cronologico gli eventi del personaggio in questione, con una sceneggiatura spesso scialba perchè “oh è successo davvero, quindi se non ti piace la scrittura non te la prende con me”. E il problema della prima (atroce) parte del film è proprio questo: vediamo solo il Freddie Mercury personaggio e mai il Freddie Mercury uomo. Le parti più umane del personaggio, dalla paura di dichiararsi omosessuale, alla vergogna per il suo vero nome e le origini parsi (vergogna accennata e mai spiegata in tutto il film) sembrano sparse qua e la’ per mascherare le intenzioni di dare un Greatest Hits dei Queen formato cinema ai fan piuttosto che un vero e proprio film al pubblico. Basta avere un minimo di obiettività per capire che il problema più grande del film sono i Queen stessi, sia dentro che fuori dal film, che con i loro “siamo delle leggende” ripetuti a raffica risultano più irritanti e spocchiosi di quanto la maggior parte degli artisti non sia già.

Perché si possono anche amare i Queen alla follia, ma mostrare il Live Aid (lo storico concerto di beneficenza con nomi del calibro di Elton John, David Bowie, Bob Dylan, Paul McCartney, Elvis Costello e U2) floppare con appena 2 lire raccolte, per poi trasformarsi con la sola esibizione dei Queen nell’evento di beneficenza del secolo tra centralini che esplodono e milioni di sterline raccolte si va ben oltre il falso storico, si parla proprio della spocchia più assoluta. Non provano mai a nasconderlo: per i Queen, la musica è nata e morta coi Queen. La cosa più irritante se lo chiedete a me sono le facce meravigliate di Brian May ogni volta che vede il genio di Freddie prendere forma, di un basito a metà tra un avvistamento UFO e la scoperta della candidatura di Bohemian Rhapsody a “Miglior film 2019”.

“Freddie sei bellissimo”

Facendo il titanico tentativo di eliminare le seghe davanti allo specchio che si fanno i Queen in questo film si può provare a giudicare la cosa più riuscita, l’unica su cui doveva basarsi tutto: gli ultimi anni di Freddie Mercury. Ci fossimo trovati in un film dove scene come quella degli attacchi di panico di Mercury alla conferenza di presentazione di Hot Space sono la norma staremmo parlando di ben altro: c’è più dramma e compassione per la fragilità di Freddie in quella scena che in qualsiasi altro tentativo del film; tra la paura di ammettere pubblicamente la sua omosessualità e il disagio nascosto per la sua celebrità, per la prima volta con quella scena entriamo nella testa di Farrokh Bulsara invece che in quella di Freddie Mercury. Ma a convincere resta la singola scena, perché per quanto la “caduta” di Mercury faccia molta più presa dell’ascesa dei Queen, questo non basta a far dimenticare gli imperdonabili cliché da biopic che ci tocca sopportare.

Verso la fine del film, dopo una ventina di minuti con più falsi storici che in un articolo di Libero su Mussolini, Rami Malek (qui in Italia doppiato da un resuscitato Tonino Accolla) capisce che il tassativo “momento di crisi con moglie e/o familiari” dei biopic ha avuto abbastanza screen time, ed è ora del suo momento acchiappa-Oscar. Ah, e di mezzo c’è pure che Freddie ha preso l’Aids, ma nel film l’argomento è poco più che una scocciatura sbrigata in fretta e furia, a tal punto che appena lo rivela agli altri membri del gruppo il massimo che ottiene è un “Oh cavolo mi dispiace Freddie” di Brian May e un naturalissimo e per nulla autoreferenziale botta e risposta con Roger Taylor “Sei una leggenda Freddie”/ “Si, tutti noi lo siamo”.

Tutto questo dopo un retorico discorso su quanto non vuole che i membri della band piangano o provino pietà per lui per essere sieropositivo. Sicuramente questo dialogo sarà avvenuto davvero. Parola di Brian May. Dopo questa riunione di famiglia “Freddie Maledetto Mercury” rimette in sesto “quelle troiette delle sue corde vocali” e ci regala quello che nel film spacciano come il concerto della vita senza motivo.

Avete presente quando nei film c’è L’EVENTO attorno a cui gira tutto? Il match con Apollo Creed per dimostrare a se stesso di non essere solo un bullo di periferia per Rocky, il concerto finale per riscattare una vita di insuccessi per Jack Black su School of Rock, lo strip finale per non essere più squattrinati di Full Monty… insomma, l’apice del climax. Ecco, qui L’EVENTO è il Live Aid, che è l’occasione della vita per i Queen perché… boh, serviva un finale al film, dopo migliaia di concerti e dischi venduti in 15 anni quei 20 minuti di esibizione diventano improvvisamente la performance del “o tutto o niente”.

L’ex Mr. Robot sente già odore di statuetta con la magica tripletta acchiappa-Oscar “personaggio davvero esistito/gay/sieropositivo”, ma quando Christian Bale ingrassa ancora una volta di 300 chili con Vice diventa più tosta trionfare… e quindi cosa fare per non cedergliela? Facile, puntare più in alto: “Ehi Rami, perchè non rifare il Live Aid mossa per mossa?” “Challange accepted”, come direbbe quel meme che non fa ridere.

VINCERÒÒÒÒÒÒÒ

Dai, rispetto a ciò con cui si è ritrovato costretto a lavorare quella di Malek è una buonissima interpretazione, e avere il coraggio di rifare delle movenze che se non vengono naturali molto spesso non vengono affatto non è un compito semplice, ancor meno se il confronto è con un’icona del genere. Ma rifare ogni singola mossa di Freddie Mercury per quanto apprezzabile è un esercizio di stile, un vezzo fine a se stesso, è pura ostentazione e non è arte a nessun livello.

Buon anniversario, Bohemian Rhapsody!

La redazione

Eddie Da Silva

Cantante di un gruppo Garage Rock e, occasionalmente, un intellettuale.

2 pensieri riguardo “Bohemian Rhapsody rappresenta il peggio dei biopic

  • Novembre 9, 2020 in 2:28 pm
    Permalink

    “…dopo una ventina di minuti con più falsi storici che in un articolo di Libero su Mussolini…”, quindi meno di quelli di Parenzo sulla Meloni. Poteva andar peggio.

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  • Gennaio 17, 2021 in 9:40 pm
    Permalink

    Finisco qui dopo una domenica musicale, che si conclude con un documentario sui Queen di sottofondo. Siccome ogni volta ci penso e ‘sto “Bohemian Rapsody” é ciò che di più offensivo potessero fare Brian e Roger, é palpabile per me (é nella mia testa, non dico sia così nella realtà) questa specie di “Dobbiamo far finta di volerti bene e darti ancora qualche onore ma basta Freddie, tu sei morto, non ti sopportiamo più, noi abbiamo fatto cose bellissime, amate noi, scegliete noi”. Se non si fosse capito amo Freddie, la sua voce, fin da bambina. Gli altri di talento per carità, ma senza Freddie sarebbero stati: il bassista, il chitarrista, il batterista. Quindi, per stringere, mi trovo per assurdo più d’accordo con colui al quale non piacciono i Queen soprattutto per l’affermazione che riguarda i dialoghi disneyani: di disneyano c’è pure il protagonista, scappato di casa da “le follie dell’imperatore” e manco quello gli è venuto bene. Con quei dentoni ridicoli ma Malek ha gli occhi verdini, lasciamogli questo bello sguardo vacuo invece degli occhi scuri e così espressivi, tanto con la dentiera abbiamo risolto.
    Volevo concludere lo sproloquio ma ho ancora una cosa sulla quale sfogarmi: il live aid. Non passo per i falsi storici, sottolineo solo il saggio di fine anno eseguito dal protagonista che agita le braccia come se cacciasse i piccioni dal palco quando Freddie, da boxeur, aveva la sua forza nelle spalle, era potenza e invece questo monello ha voluto far pensare di averlo interpretato ma per me l’ha solo imitato. Male.
    Ciao ragazzi e scusate lo sfogo, me lo tenevo da quando è uscita questa gran cagata e stasera é uscito ed é toccato a voi. 🙏🏼

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