La vostra nuova serie preferita: Barry

Volevo mettervi al corrente di una cosa: esiste Barry, la serie comedy/drama/pazza di Alec Berg e Bill Hader.

“E chi sarebbero?”

Alec Berg è uno dei più grandi sceneggiatori comedy della TV americana e tra le altre cose è stato autore per due delle migliori serie della storia dell’universo: Seinfeld e Curb Your Enthusiasm.

Bill Hader? Qualcuno di voi sicuramente sa bene chi è, qualcun altro probabilmente no. Volete la verità? Io non lo sapevo fino a pochi mesi fa. O per meglio dire sapevo chi fosse, ma non mi era mai venuta voglia di approfondire; purtroppo lo associavo alla roba della ditta Judd Apatow-Seth Rogen e co., che non è esattamente il mio pane, anche se ha preso parte a pochissimi loro lavori. Chiariamoci, quei tizi mi sono simpatici e ci prenderei volentieri una birra, ma mi fanno schifo le loro commedie in cui si infilano le cose nel culo.

Bombolo Seth Rogen si infila un missile nel culo.

Poi sono gli stessi che hanno tirato fuori dal cilindro una chicca come Superbad (che ha i loro eccessi ma usati bene e dove troviamo per l’appunto un Bill Hader sfavillante) e creato Freaks and Geeks, la miglior serie teen di tutti i tempi, ma sto divagando: i miei pregiudizi radicati mi hanno impedito per anni di scoprire che Bill Hader era uno da tenere d’occhio.

“‘O vedi ‘sto dito!?” (scena inedita di Barry scritta da Seth Rogen)

In realtà un campanello d’allarme c’era stato tempo fa, ma ebbi tutto il tempo di scordarmene: guardando 6 days to air, documentario (che consiglio) sulla realizzazione di South Park, scoprii che faceva parte del team di autori del cartoon satirico di Trey Parker e Matt Stone. E se lavori a South Park sei per forza uno a posto. È poi stato uno dei più apprezzati autori/interpreti del Saturday Night Live, e più di recente la scelta perfetta per il ruolo di Richie Tozier in It: Capitolo 2.

Ma soprattutto ha creato Barry, dimostrando di avere cose da dire ed un modo tutto originale per dirle. L’ha scritto praticamente tutto ed ha diretto alcuni degli episodi migliori, poi lo ha interpretato, ci ha vinto due Emmy come migliore attore e ne ha fatto vincere finalmente uno ad Henry “Fonzie” Winkler.

Finalmente.

Una scalata inaspettata grazie ad una serie spiazzante che merita il successo che sta ottenendo oltreoceano e che non mancherà di generare lo stesso entusiasmo anche qui. Una cosa a scoppio ritardato come avvenne con Breaking Band, tipo. Voi dite di no? Io ci punto 5 euri.

La serie TV che vi piacerà pure se non vi piace guardare le serie TV.

Se si parla di serie (specie se lunghe) non sono esattamente un onnivoro, devo proprio trovare una premessa accattivante, ed in generale l’idea di passare così tante ore dietro ad una cosa mi scoraggia un po’, bella o brutta che sia. Ma Barry è corta! Due stagioni da otto puntate l’una, ognuna della durata di mezz’ora: otto ore complessive sommando le due stagioni. Un niente. Ricordo la fatica per vedere – chessò – tutto Breaking Bad (eh lo so mi dispiace) e tiro già un sospiro di sollievo.

Barry è un ex soldato che ammazza per soldi perché è ciò che sa fare meglio ed è ciò su cui lo indirizza il suo viscido amico/mentore Fuches, una specie di stramba figura paterna di cui sembra non riuscire a liberarsi. Lui però non vorrebbe realmente, sente che ha qualcosa in più da offrire, anche se sul cosa non ha le idee chiarissime. Un giorno segue una taglia fino ad un corso di recitazione e lì viene folgorato: vuole fare l’attore. È chiaro che avendo bazzicato per molto tempo l’allegro e pittoresco mondo dei mercenari ed essendosi dimostrato una risorsa utile (è il migliore nel suo lavoro, dicono) non sarà semplice per lui gestire il suo nuovo hobby senza qualche intoppo, ed è qui che la serie si dimostra unica e geniale, nel modo in cui racconta le bizzarrie di entrambi i mondi in cui Barry si trova a vagare tra stress e confusione (tocco definitivo: non ha talento per la recitazione) riuscendo a sfruttare di entrambi sia il potenziale comico (enorme), che quello drammatico (di nuovo, enorme).

Qualcuno ci aveva già pensato.

L’idea sa di fresco ma è “nuova” fino ad un certo punto: ci avevano già pensato John Cusack e soci con L’ultimo contratto – bellissimo e stranissimo mix tra commedia romantica ed action-movie – a catapultare un hitman in crisi esistenziale in una situazione “quotidiana” ed innocente (in quel caso era la rimpatriata del liceo a dieci anni del diploma) finendo ovviamente con il trascinarsi dietro le magagne del suo mestiere. Nel caso del film del ’97 però gli aspetti più dark non erano così opprimenti, la violenza non era così grafica e il personaggio di Cusack voleva sì uscirne, ma non con chissà quale senso di colpa.

“I kill for money”

Barry è logorato dal pensiero di aver ammazzato persone innocenti, ed è un elemento al quale la serie ricorre inaspettatamente molto spesso, mettendo in risalto le doti drammatiche di Bill Hader, tanto incensato per la sua prova in It 2 ma che – vi giuro – lì non è niente rispetto a qua. L’elemento più a rischio è la funzione “metaforica” che Hader decide di dare a questo aspetto, con i tormenti del protagonista che lo aiutano a raggiungere risultati migliori nella recitazione. “L’attore (o più in generale l’artista) deve soffire”… sulla carta nulla di più sentito, nulla di più banale. A fare la differenza infatti è l’approccio: prima vieni trascinato in basso e messo davanti al peggiore degli orrori possibili, poi ti accorgi di come la recitazione possa effettivamente essere terapeutica e di come la sofferenza possa rivelarsi un mezzo efficace per trovare la verità.

Ed è assurdo come poi le risate arrivino con momenti totalmente sopra le righe, pazzi, paradossali, quando magari fino a pochi momenti prima si era al culmine del dramma e della tragedia.

Inerzia mai.

Forse è ancora presto per parlare, ma davanti alle trovate sempre più spiazzanti della seconda stagione risulta chiaro l’obiettivo di spillare quante più trovate possibili dall’idea di base, senza adagiarsi su una formula divertente di per sé. Priva di ogni timidezza, Barry spinge sul pedale del surreale regalando alcuni dei suoi momenti più memorabili, soprattutto nella famigerata “ronny/lily”, la quinta puntata della seconda stagione e già una delle più amate tra i fan: un delirio quasi-horror talmente incredibile che stavolta davvero non me la sento di rovinare la sorpresa a nessuno. Diretta dallo stesso Hader, peraltro (genio vero vedrete che presto o tardi gli danno pure degli Oscars).

Il resto del cast, dalla co-protagonista Sarah Goldberg (che interpreta Sally, personaggio dall’arco stra-interessante) passando per un commovente Henry Winkler, è la ciliegina sulla torta di una serie che – con attenzione particolare anche alla forma (diciamo pure fighetta, ma va benissimo) – si dimostra ambiziosa, creativa e sorprendente. E noi siamo certi che continuerà a stupire, dato che in America continuano giustamente a guardarla e a volerne di più. Nel frattempo da noi la trovate su Chili, che è un servizio streaming a pagamento tipo Netflix, solo che non ce l’ha nessuno. Fatevelo e guardatevela.

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