Il black humor fatto bene: Schegge di follia

La Hollywood di Italia 1, ovvero la New Hollywood, ma meglio.

Gli anni ’80 sono il decennio in cui l’età media del pubblico si abbassa sempre di più, grazie a film come Star Wars, Superman, qualunque cosa prodotta da Spielberg, e più in generale ad una propensione al fantasy e al fantascientifico sempre maggiore: ecco arrivare cult come Ghostbusters, Batman, Indiana Jones, Highlander, I Goonies, La storia infinita e via discorrendo. Di conseguenza, per raggruppare tutte queste opere nasce un movimento artistico degno successore della New Hollywood e della Nouvelle Vague, che prende il nome di Hollywood di Italia 1. Tale movimento è amatissimo dai giovani degli anni ’80 e da noi nati nei ’90, non totalmente apprezzato dalle generazioni precedenti e fatto di film per ragazzi che vanno visti esclusivamente di sabato o di domenica, e che devono aver avuto almeno UN passaggio sull’emittente di Silvio (<3) nei suddetti giorni. Non essere passati su Italia 1 neanche una volta pena la retrocessione a semplice “film”.

Un film vero.

Grazie a questo ringiovanimento del pubblico cinematografico nascono sempre più film con personaggi adolescenti, in particolare di genere horror e di ambientazione liceale, quasi un inedito prima di Animal House (era un college, ma vabbè, sono giovani che fanno casino). In risposta ad Animal House tutte le riviste satiriche rivali di National Lampoon (rivista satirica molto popolare tra i ragazzi dell’epoca da cui fu tratto il film) come MAD produssero i loro film adolescenziali (uno diretto anche da Robert Downey Sr. col figlio presente). Erano ancora etichettate come semplici “commedie”, ci penserà poi lo sceneggiatore di National Lampoon John Huges a fare suo il genere e trasformarlo in una cosa a parte, le “commedie adolescenziali” che oggi sono sinonimo di brutto e Moccia, ma che all’epoca avevano una brillantezza e una freschezza niente male.

Eccovi la lista degli stilemi dei film adolescenziali della Hollywood di Italia 1: casette a schiera con giardino per famiglie riccone, ragazzi che entrano dalle finestre, nerd occhialuti con la testa nel cesso, cheerleader bionde e bulli palestrati talmente scemi che in realtà gli vogliamo bene e un generale tono comedy a dare leggerezza pure ai momenti più drammatici. Prima che arrivasse il grunge a dirci che il liceo è una merda solo Breakfast Club aveva fatto intendere al pubblico che gli adolescenti potevano avere problemi ben più seri di un brufolo in faccia o del un rifiuto di una cheerleader, per il resto il genere andava spedito sui soliti binari narrativi predefiniti senza grosse variazioni o contaminazioni di altri generi. Fino a questo film, tra i più controversi del MOVIMENTO.

“Perché ridere del suicidio adolescenziale?” “PERCHÉ NO?”

Aaaaw

Winona Ryder è amica delle Heathers, il gruppo delle ragazze più popolari della scuola che hanno tutte lo stesso nome, tra cui Shannen Doherty (BrendadiBeverlyHills). Nonostante l’amicizia, a Winona non piace come le Heathers tiranneggiano e umiliano i più sfigati della scuola, e vuole umiliarle pubblicamente per fargliela pagare. Troverà un partner per questa vendetta in JD (grazie Mr. Robot per aver riportato in auge Christian Slater), una versione live action di Bart Simpson che odia le Heathers e che ha qualche problemino di furia omicida. Quella che doveva essere una banale e innocente vendetta porta alla morte della capa delle Heaters, ed è solo il primo passo per il piano di JD: ripulire la scuola dai suoi elementi più “nocivi” (come appunto le Heathers o i bulli), spacciare gli omicidi per suicidi e lavarsene le mani.

La “pulizia” della scuola prosegue coi due principali atleti/bulli in quella che è la sequenza più divertente di tutto il film: JD, per spacciare l’omicidio per il doppio suicidio di una coppia gay repressa, fa trovare accanto ai loro corpi delle riviste porno-gay e dell’acqua minerale, e la polizia deduce l’omosessualità dei cadaveri dal ritrovamento dell’acqua, considerata nello stato progressista dell’Ohio una bevanda “da froci”. Ed i cadaveri che al funerale avranno i loro caschi da football… Che dire se non “POESIA”? La città sarà poi assediata dai giornalisti che porteranno al centro della cronaca l’argomento dei suicidi adolescenziali, che oltre a lanciare l’hit “Teenage suicide”, canzone del fittizio gruppo dei Big Fun spingerà addirittura gli studenti che hanno vere tendenze suicide a seguire la “moda” e a farla finita.

La Columbine se facesse ridere.

Daniel Waters, futuro sceneggiatore di Batman – Il ritorno (classico Natalizio del MOVIMENTO che recensiremo per Natale), aveva un’idea ambiziosa: fare una commedia adolescenziale intrisa di black humor, armarsi di palle e faccia da culo, e proporre la sceneggiatura a Stanley Kubrick. Quello di Barry Lyndon. E se a 28 anni, con zero sceneggiature hollywoodiane sul curriculum, vuoi proporre a Stanley Kubrick una commedia nera adolescenziale, di sicuro la faccia da culo non ti manca, ma il progetto te lo devono finanziare a prescindere dalla determinazione.

La sceneggiatura non arrivò mai nelle mani di quell’incapace di Kubrick (chi non coglie la citazione non è nostro amico), e a dirigerlo ci pensò Michael Lehmann, anche lui alla prima vera esperienza cinematografica. Inizialmente i protagonisti dovevano essere Brad Pitt e la donna più bella del mondo, Jennifer Connelly, ma Pitt fu scartato perché oggettivamente troppo figo e al posto della Connelly fu presa la seconda donna più bella del mondo, Winona Ryder, convinta a partecipare sia per il suo passato di bullizata al liceo, sia perché per ironia della sorte uno studente si suicidò nella sua scuola la settimana in cui ricevette la sceneggiatura.

Un funerale.

Inutile dire che il film fu accusato di banalizzare e ironizzare su un argomento troppo serio. Persino sul set ci furono problemi simili con BrendadiBeverlyHills per la sua formazione cattolica in netto contrasto col tono dissacrante del film. La Doherty era convinta che il film fosse un dramma serio ed impegnato, e come risultato una volta visto il montato finale si mise a piangere.

Persino da noi ci furono controversie: pare infatti che due giorni dopo il passaggio del film proprio su Italia 1 nel ’94 un ragazzo appena quattordicenne si suicidò a Milano, con modalità che fecero pensare ad un caso di emulazione.

Già 10 anni dopo l’uscita del film sarebbe stato impossibile affrontare l’argomento in chiave comedy dopo aver visto la Columbine portare al centro dell’attenzione l’argomento omicidio-suicidio nelle scuole, quindi possiamo definirci fortunati ad avere un film del genere, che si trova a metà tra il periodo delle commedie adolescenziali leggere e il periodo dove certi argomenti diventeranno tabù.

“Ciao Veronica, ma non ti eri suicidata ieri sera?”

ll film fa ridere e non poco. Non tanto per le morti (nessuna morte è particolarmente assurda), ma per il mondo surreale che circonda questi adolescenti: un mondo dove il suicidio di un compagno è accolto con entusiasmo dai ragazzi per i giorni di vacanza che comporta, dove i professori non hanno la minima voglia di lavorare e sfruttano i suicidi come scusa per far uscire prima i ragazzi di scuola, e dove l’unico personaggio “reale”, una professoressa che per evitare turbamenti nei ragazzi dovuti a tutte queste morti decide di assegnare temi e corsi sul delicato argomento, viene raffigurata come una pazza rompicoglioni mentre per i ragazzi, i professori e persino i genitori tutti questi suicidi sono una delle tante seccature che capitano in una giornata qualsiasi.

Un film con “suicidi” di adolescenti e neanche una lacrima… assurdo ma vero, qualcuno ha davvero avuto il coraggio di fare una cosa del genere.

Perché se c’è una cosa che il film azzecca alla perfezione è l’ironia sulla retorica buonista del “siamo tutti uguali di fronte alla morte” e il santificare i morti a prescindere da cosa abbiano fatto in vita: nessuno dei morti di questo film è un personaggio positivo e nessuno viene pianto come tale. La Heather alpha che muore a inizio film era una stronza in vita e come tale nessuno sente davvero la sua mancanza, le preghiere e le lacrime sono solo di facciata perché ogni personaggio del film ha troppi pensieri per la testa per pensare alla morte di una persona che odiava fino al giorno prima.

Schegge di follia è un film che dovrebbe vedere chiunque abbia voglia di fare black humor, liberandosi della stupida credenza secondo cui basta l’affrontare l’argomento scomodo dicendo due cose sgradevoli a caso che BAM HO FATTO BLACK HUMOR BUONISTI CIAONE. Perché il film ci insegna che non è l’argomento a fare ridere, perché a far ridere può essere tutto o niente al tempo stesso, ma sempre la scrittura e il modo in cui lo si tratta; banale e scontato dirlo? Più o meno… a molti comici non sembra essere proprio chiarissimo.

Il cinismo e la freddezza volutamente grottesca sono sfrontati ma intelligenti e funzionano alla perfezione, regalando diversi momenti memorabili in un film forse troppo avanti per il pubblico dell’epoca, e probabilmente anche per quello attuale: chissà che si saranno inventati per la serie TV e il musical usciti in tempi recenti (io odio i musical, figuriamoci se avranno fatto le cose fatte bene). Un film clamoroso e da riscoprire assolutamente. Ci vediamo al prossimo speciale sul MOVIMENTO.

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